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Fritto Misto

Salama 2010

E stasera… si va a Buonacompra. Salama & Zanzare, un connubio rituale e immancabile!
Comincio ad allenare il fegato adesso.

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  • Come al solito i geni della Brew Dog ne sfornano un’altra delle loro, che punta al record della birra più alcolica del mondo.

    Tactical Nuclear Penguin from BrewDog on Vimeo.

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  • Muppets - Bohemian Rhapsody

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  • Europa 1 - Gesù 0

    Finalmente qualcuno, nel 2009, ha capito che il crocifisso nei luoghi pubblici è una “cagata pazzesca” (cit.). Ebbasta dai, il crocifisso è un inno alla crisi. Ostinarsi ad appendere la figurina di un personaggio immaginario, smagrito e sofferente, non è davvero il caso. Intanto perchè siamo solo noi italiani a farlo. E poi, le motivazioni per cui deve rimanere lì sono veramente assurde.

    Nessuno se ne cura mai. Ladri, spacciatori, puttanieri, preti pedofili, tutti a fare i comodi loro, ma vuoi mai che gli si tocchi la croce di legno col tizio inchiodato sopra… una cosa eversiva. “La croce è il simbolo dell’Italia” (non più della pizza, della mafia o del gorgonzola). “Facciamo entrare cani e porci e questo è ciò che succede”, “E’ un progetto massone per smantellare la Chiesa” (magari), “Allora via anche le moschee” (pare la stessa cosa? mica stan vietando di andare a pregare la domenica mattina alle 10.30), “La croce fa parte della storia SECOLARE della Costituzione Italiana” (secolare, dal 47 ad oggi son 62 anni, alla faccia del secolo).

    Oppure ditelo apertamente: “l’Italia è una paese confesionale e cattolico con sovranità vaticana” e non avremo, almeno, più dubbi. facciamo Presidente del Consiglio l’Imperatore Palpatine, dai. Evitiamo l’ipocrisia e facciamo outing. Da questo punto di vista l’Italia non è meno fondamentalista dell’Egitto, del Marocco, dell’Iran.

    Basta.

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  • Attualità 1976-2009

    A distanza di 33 anni. Attualità allo stato puro.

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  • Caro Direttore, i miei figli hanno 12 e 9 anni. Vivono a Milano da due mesi. Tutti, bambini e genitori, li vogliono come compagni di classe, di giochi, di compiti. Eppure avevo sentito che i bambini stranieri sono considerati un “problema” nelle scuole italiane. I miei figli parlano un italiano approssimativo. I loro compagni di classe cinesi o arabi non suscitano tanto entusiasmo. Dimenticavo, i miei figli si esprimono in inglese. Sono cresciuti a Toronto. Di fronte a loro, a noi in generale, come famiglia, ogni barriera si abbatte, gli italiani si mettono in ginocchio pur di scambiare quattro parole. Hanno la cittadinanza italiana perché io, la madre, sono italiana naturalizzata canadese. Ma il loro passaporto diventa un dettaglio per gli ammiratori che ignorano e non si curano della loro italianità anagrafica. Parlano in inglese, fra loro e con noi, quindi sono degli dei. Dovrebbe farmi piacere, tutto questo interesse, e sono molto contenta che questo elemento stia di fatto facilitando la loro integrazione. Eppure mi fa anche tristezza constatare il provincialismo di cui è frutto. Immersa in una società davvero multietnica, dove la diversità è un pregio da esibire, sono abituata ad apprezzare ogni seconda lingua, ogni seconda cultura. Invece constato qui che i miei figli sono accolti meglio di bambini che sono nati in Italia da genitori stranieri, che per i miei parametri sono italianissimi, ma che hanno occhi a mandorla o la pelle scura. Parlando con un bambino italiano è emerso che sua madre è marocchina. «Sei fortunato - gli ho detto - puoi imparare l’ arabo. Cerca di non dimenticarlo mai ed esercitati perché sarà una competenza molto richiesta in un mondo del lavoro che darà l’ inglese per scontato». Il padre, italiano, del ragazzino, mi ha guardato come fossi un’ aliena, al punto che ho pensato di aver toccato un tasto doloroso: forse la madre era deceduta o divorziata e lontana. «Non gliel’ ha mai detto nessuno - mi ha spiegato riferendosi al figlio che, ha aggiunto - non solo non esibisce mai questa capacità linguistica, ma addirittura la tiene nascosta». Spingere la gente o peggio, i bambini, a vergognarsi della propria identità non porterà a nulla di buono. A Toronto è esattamente l’ opposto. L’ esaltazione della diversità è tale che sono i ragazzi “solo” anglosassonia sentirsi obbligati, per apparire “cool”, a fingere di avere una parentela italiana, portoghese o giamaicana. Il Canada è ben lontano dall’ essere il paradiso sulla terra che molti pensano, ma in termini di politiche per l’ integrazione dovrebbe essere una scuola obbligatoria per ogni amministratore e politico italiano che abbia a cuore il conseguimento di una società pacificata e più vivibile per tutti. Mentre mi cimento a spiegare ai miei figli l’ analisi grammaticale e l’ educazione tecnica, mi chiedo anche quando la scuola italiana entrerà nel terzo millennio. Dov’ è l’ educazione ambientale, l’ esposizione al multiculturalismo, la valorizzazione per esempio delle lingue e delle culture rappresentate in ogni classe? A Toronto non so nemmeno quanti fossero i figli di immigrati tra i compagni di scuola dei miei figli. Prima di tutto i bambini erano tutti considerati canadesi. Ogni giorno, inoltre, i programmi offrivano loro decine di occasioni per essere fieri della loro lingua polacca, o farsi, portoghese o italiana. Una domanda molto frequente che i bambini canadesi si rivolgono quando si incontrano in un parco non è «come ti chiami?», ma semmai «e tu che lingua parli a casa?». In un clima di questo genere l’ essere straniero non può essere un problema. Sono certa che i miei figli acquisiranno una cultura più solida, dal punto di vista umanistico, nella scuola dell’ obbligo piuttosto che in una nordamericana. Ma l’ esposizione alla diversità e l’ insegnamento che hanno ricevuto dalla scuola canadese, è ineguagliabile. Al punto che , ricorderò sempre una vacanza in Italia di cinque anni fa, quando scoprii che per mio figlio, allora di otto anni, una società omogenea era una menomazione, un’ anomalia che ovviamente non poteva essere naturale. «Mamma- mi disse- non vorrei offenderti, ma mi sembra che siano tutti bianchi qui… Cosa avete fatto agli altri?».

    Irene Zerbini

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/24/ma-come-mai-qui-sono-tutti-bianchi.html

    Una cosa vera e, purtroppo, italianissima.

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  • Belgio - Foto e Numeri

    Ho messo online le foto del Viaggio in Belgio.
    Le potete trovare qui: http://picasaweb.google.it/shexmo/Belgio2009#

    I Numeri di questa edizione sono:
    3164 Km percorsi in 7 giorni
    6 Nazioni
    10 Confini di Stato attraversati
    63 Birre bevute
    177 Birre portate a casa (da me)
    1983 L’anno di produzione della birra più invecchiata
    10 Birre bevute in un solo giorno
    997 Km percorsi nella tappa più lunga
    Infinito Numero di patatine fritte

    Metto qui la lista della “spesa” fatta quest’anno in Belgio.
    Poi nei prossimi giorni metto il resto - aneddoti, birre bevute, foto eccetera.

    Siete pronti?
    Vamos! (cit.)

    6 Moinette Blonde
    6 Moinette Brune
    6 Saison Dupont
    6 Moinette Biologique (75)
    6 Saison Biologique (75)
    4 Blanche de Hainaut
    4 Redor Pils
    2 Fantome Blanche (75)
    1 Fantome (75)
    1 Rulles triple (75)
    1 Rulles Estivale (75)
    1 Rulles Blonde (75)
    6 Gouden Carolus Tripel (75)
    3 GC Cuvèe VDK 2009 (75)
    6 GC Hopsinjoor
    4 GC Classic
    1 GC Ambrio
    3 Tripel Karmeliet (75)
    6 St. Feuillien Triple (75)
    6 Het Kapittel ABT
    6 Het Kapittel Blonde
    2 Struise Rousse
    2 Struise Blond
    2 Struise Witte
    1 Hapkin
    1 Super de Fagnes
    4 Biere des Collines
    4 Westmalle Tripel
    4 Rochefort 8
    4 Rochefort 10

    4 Achel Blonde
    4 Montagnarde
    4 Abbaye des Rocs
    1 Chouffe
    1 McChouffe
    1 Corsendonck Pater
    4 Kriek Max
    2 Malheur 6
    1 Augustijn
    1 Vedett Blonde
    1 Vedett Blanche
    4 Guldenberg De Ranke
    2 XX Bitter
    1 Petrus Blond
    4 Arabier
    1 Bourgogne des Flandres
    1 Kriek Boon 2004
    2 Kriek De Ranke (75)
    1 Cantillon Gueuze 100% Lambic
    2 Mariage Parfait 2004
    4 Cantillon Rosè de Gambrinus
    2 Magnum St. Feuillien Triple

    1 Magnum Tripel Karmeliet
    1 Magnum GC de Noel
    13 Westvleteren 8
    5 Westvleteren 12
    4 Westvleteren 6

    Totale 177 bottiglie + 4 Magnum.
    Mica male… peccato non aver preso nemmeno una Jupiler.

    Belgio 2009 - Meno 1!


    Visualizzazione ingrandita della mappa

    Domani si parte per il Belgio, per la terza volta. Birra e fritto a volontà… povero fegatino!

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  • Langhe 2009

    Grazie alla segnalazione di Andrea Scanzi, giornalista de La Stampa, di MicroMega e di svariate alte testate, mi son recato lo scorso weekend in provincia di Cuneo, per la precisione nella parte chiamata “Langhe”. Per chi non sapesse dove si trova, ecco, fate conto che seiete delle capre e poi considerate  circa a metà strada tra Torino e Savona.
    Sono arrivato venerdì pomeriggio ad Alba, e ho deciso di fare un’improvvisata in centro, che è carino. O almeno decisamente più carino di quanto mi potessi aspettare. L’odore di cioccolato che invade la città è del tutto strano ma perfettamente logico: appena fuori dal centro storico c’è la sede della Ferrero, proprio quella delle barrette, degli ovetti e progenitrice del bimbo-mostro che aveva prestato la sua faccia al marketing cioccolatoso.

    Venerdì sera son stato in un posto meraviglioso: l’albergo-ristorante “da Maurizio” a Cravanzana. Cravanzana è la capitale mondiale delle nocciole, e chiaramente i dolci ne guadagnano. Il ristorante è davvero un lusso: menù degustazione con tre antipasti (carpaccio e formaggio tipico; quiche di formaggio di capra, zucchine e fonduta di formaggi e per ultimo tacchino ripieno di patè con peperoni e salsa tonnata) un primo (ravioli del plin, cioè ripieni di arrosto e sugo di brasato) e un secondo (degustazione di formaggi - 16 diversi formaggi, slurp!), due bottiglie di vino (tra cui Nebbiolo Flavio Roddolo 2004) e due dolci - ovviamente alle nocciole!

    Sabato giro verso Bergolo, poi Prunetto e Murazzano, alla ricerca di castelli e paesini di pietra. Il caldo non aiuta e purtroppo c’è un pò di foschia, ma non si può mica volere tutto: i panorami sono magnifici, e più ci si sposta verso Monforte e Serralunga, più le colline diventano coltivate a vigna e risaltano in tutti i loro colori.
    La cosa eccezionale è stata la visita privata alla Cascina Roddolo. Per chi non lo sapesse, Flavio Roddolo è considerato una sorta di “guru” nel campo dei vini, e le due ore passate a chiacchiere e degustazioni sono state impagabili. Alla fine, son venuto via con 200 euro di vino nel baule della macchina (Dolcetto, Barbera, Nebbiolo, Barolo e Bricco Appiani), che per me che non sono un suer-fan della bevanda di Bacco, non è poco.
    Visitato il castello di Serralunga, mi son detto: “c’è Piozzo qua vicino, e a Piozzo c’è la Baladin“. Così, via a vedere il brew-pub, che è stata una vera delusione. Su Pintaperfetta.com fra qualche giorno farò il report, ma non sarà particolarmente accomodante.

    La cena è stata consumata all’ottimo “Rosa dei Vini” a Parafada, con bis di antipati (carpaccio con tartufo fresco, vitello tonnato), primo (tajarin al ragù e salsiccia) e dolci (fonduta di cioccolato con marmellata di arance e soufflè di nocciole). Anche qui voto altissimo. Per fortuna la comodità del nostro agriturismo (Cascina Amalia) ci ha regalato una riposantissima dormita.
    Alla fine, quasi 800 km in 2 giorni e mezzo e che altro se non… ci tornerò di sicuro.
    Tutte le altre foto potete vederle qui: Langhe 2009