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2008 Marzo

Archive for Marzo, 2008

Birrrrrraaaaa!

Domani è il giorno. Una volta all’anno, e finalmente quella volta è domani. Tra timori e sicurezze, si torna per il terzo anno consecutivo in quel di Milano per il Salone della Birra artigianale e di qualità.
L’anno scorso mi son dovuto un pò limitare perchè avevo la macchina; quest’anno grazie alla pilotessa che abbiamo affittato all’agenzia, niente mi fermerà!

Prometto che tormenterò tutti dalle 9,45 ad orario indefinito. Olè!

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  • Un vecchio proverbio

    Un vecchio prverbio recita:

    Quando l’amore c’è, la gamba la tira al pè

    e non mi pare ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni.
    Dato che l’amore c’è (e su questo ho la conferma da parte dell’investigatrice privata), bisogna prendere atto della cosa e iniziare a pedalare. Giusto?

    Chi vuol intendere, intenda, e gli altri, chissà (cit.)

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  • Addio Capitan Findus

    Si dice che fosse lui a pescare tutti i merluzzi, selezionarli, sfilettarli ed impanarli. Alcuni sostengono fosse proprio lui a metterli nelle scatole, anche in quelle formato famiglia. L’unica cosa che c’è di vero è che la sua faccia sulle confezioni ce la ricordiamo tutti quanti.
    Se n’è andato John Hewer, l’attore che ha interpretato il famoso Capitan Findus dei bastoncini prima e poi di altre baggianate e volgari imitazioni come i fish & crock. La sua immagine è comparsa sulle scatole dal 67 al 98, quando è stato sostituito da un più aitante attore, uno di quelli senza il fascino del tempo.
    Capitan Findus è della stessa cerchia di personaggi incredibili, tra cui ricordiamo il bambino delle barrette Kinder o il pescatore del Tonno Insuperabile. Curiosità: in un sondaggio del 1983, Capitan Findus venne incoronato come il secondo marinaio più famoso del mondo, dopo il capitano Cook. Questo un pò per dimostrare che era realmente molto famoso e un pò per dimostrare che gli inglesi son delle scimmie.

    tag: capitan findus, bastoncini, merluzzo, marinaio, shex, baggianate, aitante

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  • - Domenica
    La domenica in effetti parte alle 5,25 di mattina, quandola maledetta sveglia suona per svegliarci: c’è il primo GP della stagionein Australia, imperdibile. Come al solito la gara è sempre quella: nessun sorpasso, noia mortale e le Ferrari manco vincono, anzi. Una sparisce dalla tv dopo la prima curva, l’altra resta inchiodata dietro a Barrichello per 20 giri. Decidiamo di spegner dopo 1/3 di gara e ritornare a dormire.
    Ritorniamo a dormire solo dopo aver istituito un regolamento per rendere la F1 più interessante. Un regolamento basato su punizioni ad minchiam scelte dal pubblico via televoto. Tra le più interessanti:
    * al pit stop, sulla macchina vengono montate ruote quadrate di ghisa
    * grazie al televoto, si decide quando ravvivare la gara facendo esplodere una gomma a caso di una macchina a caso, proprio quando questa passa ai 300 all’ora sul traguardo
    * penalizzazione al cioccolato: il pilota che commette una scorrettezza dovrà usare per 10 giri una macchina con la carrozzeria di cioccolato. alla fine dei 10 giri se la macchina sarà sciolta sarà squalificato: dovrà chiaramente andare fortissimo per contrastare il calore del motore e dell’asfalto.
    * al grido di “vermi, vermi!“, verrà gettato un secchio di beghi da pesca negli abitacoli di tutte le monoposto
    * in caso di scorrettezza, al pilota verranno incollate le mani al volante, aperta la visiera e infilate dentro due fialette puzzolenti da carnevale
    * una tigre dai denti a sciabola verrà saldata sul cofano anteriore, girata verso il pilota, con il muso ad una distanza di 10 cm dal casco

    Sfido chiunque poi a non alzarsi di notte e vedere spettacoli del genere.
    Insomma, torniamo a dormire dopo esserci disidratati dalle risate e aver sentito brontolare Gavio, che credeva parlassimo male di lui. Alle 9 c’è la sveglia e con molta calma (per la reception la calma era troppa) usciamo. Cominciamo il nostro giro per Roma schivando i corridori della maratona e faccendo commenti sprezzanti sul fatto che correre la domenica mattina è una cosa da matti, intelligente solo se viene fatta al posto della messa.
    Anche qui, Gavio cerca di spingerci in vaticano per gridare al papa il suo amore a suon di bestemmie, ma lo facciam desistere quando gli facciam notare che ci sarebbe molto da camminare. Gira di qua, gira di là, arriviamo a pranzo, dove diamo il peggio di noi presso Er Faciolaro. Gavio non mangia molto, io e Fabbri mangiamo anche per lui. Forse a colpa del superbo arrosto di animale sconosciuto, barcolliamo verso l’albergo. I due fidi compari riprendono la macchina e si mettono in viaggio per casa. Qualcuno dice che siano arrivati, altri no. Lo squillo d’arrivo non mi è mai giunto, per cui non saprò mai se quando li incontrerò saranno veramente loro o dei fantasmi…

    - Lunedì
    Doveva essere la mia giornata di relax, tra le fatiche domenicali del sopportare Gavio e quelle d’inizio settimana in cui sopportare i “miei” inglesi. Con stupore, uno di questi non è ancora tornato dal weekend che ha passato a casa sua, e il panico comincia a montare. Giro un pò dappertutto, seguendo le strade che andavano in discesa. Mi ritrovo in posti sperduti, quando decido che è ora di bruciare tutte le calorie dei due giorni prima e sfidare la salita melefica del Pincio. Il primo infarto probabilmente lo prendo al 4° gradino, i restanti li faccio 700 invece a ritmo casuale, esattamente come i battiti del cuore. Curioso di vedere questa terrazza (del borgo?) così famosa, arrivo ansimando anche grazie al mio amico Asma, che mi ha gentilmente accomapgnato in questi giorni. La vista è veramente normale. Niente che valga la perdita di un etto e 500 calorie. Per fortuna a pranzo mi rifaccio con un amatriciana, mezzo litro di vino, una cesta di pane e una grappina.
    Torno in albergo per le 4, e mi addormento. Mi risveglio alle 8. Ho appuntamento con Freddy, che mi porta “nel ristorante dove friggono tutto“. Ci troviamo alle 9 e grazie al suo amico Valerio (sosia di Aquilani), mi vengono impartite gratuitamente lezioni di guida romana e parcheggio creativo. Il contromano è lo sport classico, il parcheggio l’abilità maggiore per un pilota romano de roma. Dopo aver gabbato il parcheggiatore abusivo, mangiamo con voracia il nostro baccalà fritto, acciughe con burro, verduretta sconosciuta con acciughe, zucchine (fritte), mousse al cioccolato e liquire al limone e benza. Il brancamenta a Roma non san cosa sia, mah! Potendo digerire solo 4-5 ore dopo, ci andiamo a fare una birretta nel locale di sabato sera. Altra lezione di guida e parcheggio, dove rimango realmente estasiato. Essendo San Patrizio, tutti i parcheggi son pieni, e vige la regola non scritta del “posso metterla dove voglio“. La quarta fila è piena? Non c’è problema, si usa la quinta, se non c’è spazio è lo stesso: son problemi di chi arriva dopo. A fianco della nostra macchina ce n’è una con un biglietto con scritto: “per favore non rimuovetela mi si è spenta così in mezzo la strada“. Tutto questo percè era parcheggiata in curva, storta, sulle strisce pedonali con una ruota sul marciapiede. Da noi se fai un lavoro del genere, al posto dell’auto trovi un cubetto di metallo. Non contenti a tavola si parla di cucina e di specilità gastronomiche.
    All’1 circa decidiamo che è ora di tornare verso l’hotel. Vado a dormire salutando Freddy, non prima di farmi spiegare come evitare l’entrata in zona ZTL. L’escamotage è sempre quello: fare una strada contromano. Lo sport popolare di Roma.

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  • Lungo resoconto del lungo weekend passato a Roma, un pò per piacere (tanto) un pò per lavoro (poco). Schematizzo perchè se no ci viene del casino.

    - Sabato
    Con partenza presto da Modena, con i soliti fidi compari rugbisti Gavio e Fabbri, partiamo alla volta della capitale, per il secondo ed ultimo round casalinguo del Sei Nazioni 2008. Ad attenderci c’è la Scozia, l’unica squadra che l’Italia si è permessa di battere spesso e volentieri negli ultimi tempi (a parte il Mondiale). Meno di un metro dopo Modena Sud rischiamo la vita grazie a Gavio che si è messo a leccare il volante causa fuoriuscita di crema dal suo bombolone. Terrorizzati al massimo, cerchiamo di limitare il pilota e lui stesso si tiene a freno dal fare foto “ad minchiam” visti i rimproveri dell’ultima volta, o più probabilmente perchè poco ispirato. Dopo 400km, sempre i soliti 400km, arriviamo allo stadio non in ritardo ma nemmeno troppo in anticipo, grazie al navigatore di fabbri che si era già messo avanti con l’alcol. Partita dignitosa, peccato per la balena di dimensioni cosmiche che Fabbri aveva davanti. Un mostro di quelli che nessuno può immaginare, due braccia che erano due mie coscie, una voce da scaricatore di scaricatori di porto e una finezza pari solo a quella di John Belushi e Dan Aykroyd in Blues Brothers (link). Seppur tentato da cotanta bellezza, riusciamo con la forza a far soprassedere Fabbri dal provarci. La partita finisce 23-20 per noi e dopo qualche commento sconcio e caustico sulla belva, ci rechiamo a bere qualcosa assieme agli avversari, che fan chiaramente capire a gesti e suoni (rutti, più che altro) che a loro, in fondo, della partita non importa più di tanto. Son lì per dar sfoggio dei loro gabardèn con incise le trasferte fatte e per bere e cantare male degli inglesi. Affascinati da cotanta saggezza, ci uniamo volentieri ai loro cori che non starò qui a ripetere, ci pagano da bere e ci offrono un delizioso uischi misto saliva che Gavio è obbligato a tracannare, sebbene fosse il nostro Guidatore Designato. Al grido di “Drink today and Drive tomorrow“, ne manda giù una goccia, recitando una scenata napoletana degna di un re quando fa finta di non riuscire più a respirare.
    Passano a fianco a noi i giocatori e io urlo frasi sconnesse e mi rendo conto, dando delle pacche sulle spalle ai nostri eroi, di quanto io sia in realtà flaccido. Alla seconda Peroni familiare in mezz’ora dico che è ora di smetterla, soprattutto perchè Gavio non sa guidare e Fabbri non sa far funzionare il suo navigatore, quindi devo rimanere lucido per portarli a destinazione. Il navigatore invece sorprende tutti e si mette a funzionare, e arriviamo così sani e salvi. All’hotel la camera non c’è, sebbene io abbia sottomano la prenotazione e cerchi di farlo capire alla reception, ma alla fine la nostra simpatica vecchietta (Cit.), che avevamo distratto dalla sua lettura della bibbia, ci trova una camera. Alla frase “ve dò er telecomanno daaa tivvù” io e Fabbri esplodiamo di gioia perchè sappiamo che avremmo visto la Ferrari di notte, Gavio comincia a sbattere la testa su un brutto comò, lungo il corridoio.
    Più tardi ci troviamo con Freddy (grzie per la compagnia!), prossimo sindaco di Roma, che ci porta a Trastevere a mangiare a Pucci. Ci siam cibati veramente di tutto e di più, con ottima qualità. Oscar globale alla ricottina, al supplì e ai miei tomarelli cacio e pepe in crosta di formaggio (sì, caro dietologo, hai letto bene). Al di là di ogni umana immaginazione il dolce con pastafrolla, pera caramellata, mou, gelato alla vaniglia, cioccolato e pecorino. Del resto 9€ per un dolce son così tanti che dev’essere buono per forza. Stanchi e pieni ma non traumatizzati, ci rechiamo al Treefolk’s a bere una buona birra. Crollano tutti tranne me, che continuo imperterrito a dire baggianate fino alle 2, quando, dopo una bella camminata, ritorniamo all’hotel e decidiamo di spegnere la luce. Consci che dopo appena 3 ore, l’avremmo riaccesa…

    A domani per la prossima puntata.

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  • Slava Snow Show

    Son stato ieri sera al Teatro Storchi a vedere lo spettacolo Slava Snow Show, consigliatomi da Monta, direttore del Teatro Duse di Bologna. Me ne aveva parlato come uno spettacolo incredibile anche per chi non ama i clown, uno spettacolo che piace più agli adulti che ai bambini. Lui, da quel che ha detto, l’ha messo in cartellone a Bologna per 4 anni consecutivi, facendo anche due settimane di tutto esaurito. Curioso e tentato, qualche tempo fa prendo il biglietto. Come ultimo suggerimento, mi aveva informato di come lo spettacolo fosse migliore se vissuto in platea e in particolare nelle prima 8-9 file. Io immaginavo a causa della vicinanza e a causa di partecipazione del pubblico allo show.
    Con grande voglia e fiducia mi son recato ieri sera a teatro.

    Mai però mi sarei potuto immaginare una cosa del genere. Uno spettacolo incredibile, con scenografie mobili, costumi preparati fin nei minimi dettagli, oggetti di scena clamorosamente “falsati” in grandezza, peso. Un sacco di oggetti fluttuanti, illuminati alla perfezione da un bellissimo accostamento di luci ed effetti. Tante scenette divertenti (ma mai pesanti per chi non ama il mondo dei clowns), che vanno dall’assurdo più completo ai classici scherzi. Lo show non è lungo, si arriva a 1h40, comprendenti un lungo intervallo animatissimo.
    Il tutto è accompagnato da musiche perfettamente calibrate alle scene e dalla superba recitazione degli attori che rendono il tutto estremamente divertente, leggero ma non banale e magico. La parte finale è stata straordinariamente efficace su tutti quanti, trasformando tutti quanti in bambini di 8 anni, con signori che sgomitavano contro i bimbi per colpire degli enormi palloni colorati.

    Uno show favoloso, probabilmente il più bello visto in vita mia (musical a parte che sono e restano, a parer mio, un genere troppo diverso e complesso per essere paragonato al teatro “classico”), se dovesse esserci anche l’anno prossimo son già sicuro adesso di volercitornare. Ringrazio Monta per il validissimo suggerimento.

    tags: slava snow show, clown, teatro storchi, modena, shex

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  • La festa degli uomini

    La festa degli uomini coincide con la festa delle donne, cioè l’8 Marzo. E’ anche festa degli uomini perchè appunto per una sera non ci son le donne a rompere e dirci quante tigelle possiamo mangiare, quanto possiamo bere eccetera.
    Ci troviamo quindi a casa di Cri, quando arrivo io la serata è già movimentata con Licca e lo stesso padrone di casa che si accoppiavano selvaggiamente sul divano, alcuni già ubriachi alla prima mezza birra che vaneggiano con in testa improbabili cappelli da gnomo, altri che, presi da ubriachezza preventiva, dicono (alle 20:20) “aiutami a finire questa birra“.
    Si inzia con lo sfornamento delle tigelle e si capisce subito che il salume non potrà mai reggere per tutta la serata. Per fortuna qualcuno smette in fretta di mangiare per posizionarsi davanti al minischermo da trecento pollici a giocare alle chitarre, così da lasciare più cibo per noialtri impavidi mangiatori. Tra una birra e l’altra, e tra l’altra e l’altra ancora, la gente a tavola cala, e rimaniamo prima in 4 poi solo in tre, mentre gli altri assistono inorriditi alle nostre acrobazie gastronimiche.
    Finito tutto quello che si poteva infilare, spalmare o accompagnare alle tigelle, ci si divide in due gruppi per il primo torneo di poker. Due tavoli da 6, con eliminatorie per arrivare poi al tavolo finale, composto dai migliori 3 di ciascun gruppo. Metto come obiettivo quello di passare il turno, o almeno provarci. Nel mio gruppo escono subito Matte (12° classificato, bello schifo per uno che puntava a vincere!) e Togo (11°). Con Cri (7°) la lotta è dura ma alla fine esce lui e io son promosso. Nell’altra parte, fuori Tony (9°), Licca (8°) e uno di cui non so il nome (10°). Tavolo finale a sei con Nex, Ciccio, Alle (5°), Petto, Zico (6°) e il sottoscritto. Me la gioco ma lo strapotere di fiches degli altri mi mette timore. La mia tattica però rimane sempre quella: l’equilibrio costante tra la sobrietà e l’ubriachezza, che mi porterebbero entrambe alla sconfitta per manifesta incapacità. Il nocino trangugiato in quantità mi tiene in partita fino a quando non sopraggiunge l’orario fatale delle 2 e mi gioco tutto in un insensato All-In contro Ciccio, che mi batte (potendo attingere al mazzo di riserva sotto il tavolo). Mi classifico 4° finale che è un buon risultato. Sul podio, terzo Ciccio, secondo Petto e primo Nex.
    Finale di serata a sparare boiate e tra un tequila e l’altro (”questo è l’ultimo, lo giuro. no, ok, dammene un altro“) vengono le 3 abbondanti. E’ l’ora di avviarmi verso casa. Del resto Alle è a casa da un’ora e mezzo, è arrivato quinto a poker, ha perso alle chitarre contro Tony, non ha mangiato tigelle, aveva ancora la voce perchè non aveva visto il gol di Tamburini… insomma, potevo andare a casa felice…

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  • Le Isole irraggiungibili

    Stavo programmando di farmi 5-6 giorni da qualche parte da solo ad inizio Luglio, quando mi viene in mente di provare a vedere se è il caso di andare in Norvegia alle Isole Lofoten.
    Provo a cercare e vedo subito che è complicato arrivarci. Dall’Italia fino a Oslo c’è poco, l’opzione migliore è quella da Orio al Serio con Ryan, e fin qui va bene. Poi, da Oslo è il dramma. Alle Lofoten ci sono 47 areoporti e non uno le collega direttamente con la capitale, tranne la wideroe che ha un sito scritto in norvegese, orari astrusi e prezzi altissimi. Allora cerco in giro e grazie a DioGugol trovo un altro areoporto (Harstad/Narvik a Evenes) che è collegato a Oslo tramite la Norvegian Airlines. Prezzi buoni, due voli al giorno, va bene. Si arriva a spendere 345€ andata e ritorno, non poco ma nemmeno una follia.
    Altra possibilità, volo fino a Bodo poi 4 ore di nave a prezzi assurdi.
    Bene, mi dico: cerco gli hotel, almeno quello della prima sera visto che il volo arriva tardi (non per gli standard italiani ma per quelli norvegesi le 20,40 è notte fonda). Scopro così che l’areoporto di Harstad/Narvik è a 180km da Svolvaer e non c’è nessun tipo di collegamento dopo le 18. Cerco un hotel nelle vicinanze ma c’è chiaramente scritto che non esiste nulla nel raggio di 40km. Provo a vedere a Svolvaer e l’unico hotel che si trova su internet (un Best Western) è completamente prenotato fino ad agosto. Ne trovo un altro ma non accetta prenotazioni. Siccome in tenda in Norvegia si crepa e in ogni caso in tenda in Norvegia e più precisamente IN TENDA ci andate voialtri, rinuncio.
    Ora, mi chiedo. Dove vado? Si accettano suggerimenti.
    p.s. possibilmente a Nord (e molto) di qui.

    tags: lofoten, norvegia, oslo, evenes, shex

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  • La tigellata

    Ci troviamo in sei a cena, sei persone a caso che più a caso non potevo prenderle nemmeno dalla strada. Una di queste, poi, ne ha combinate di tutti i colori, si dirà per colpa del vino ma in realtà lo sappiamo tutti che è proprio lei ad essere matta. Le sei persone dovevano essere sette ma Alle ha deciso all’ultimo momento di fare un passo indietro nella sua scala di eterosessualità e non ha portato la fanciulla che tutti quanti stavano aspettando. Un Alle in forma discreta, che non ha mangiato molto (ingozzarsi di birra ancora prima che qualcuno apparecchi è un handicap non da poco) e che ha bevuto in maniera convincente anche se in realtà l’abbiamo visto far di peggio. Livello di ubriachezza leggero e interesse smisurato per SanRemo, travolto dal suo vicino di posto, che gli ha fatto da Cicerone.
    Gavio che appunto s’è rivelato un mostro dei peggiori. E’ stato a tavola con noi per dieci minuti, non mangiando nè bevendo nulla, ascoltando con un orecchio la conversazione a cena e con l’altro orecchio, accompagnato dall’occhio balugo, memorizzava tutte le frasi e le gags del festival. Una doppia personalità incredibile che si è dimostrato per quel che è: un divoratore di televisione da guinness. Per ogni programma che passava in tv, anche nei canali più scrausi, era immancabile il commento tecnico, l’aneddoto e una porcata sulla conduttrice e a volte sul conduttore. Si illumina quando arriva quel cialtrone di Tricarico sul palco dell’Ariston, e non si capisce perchè una scimmia vestita nello stile anni 60 possa riscuotere così tanto successo. Probabilmente per colpa del tè verde, non se ne va più da casa, rimanendo a dire cagate su cagate fino alle 2 e mezza, e arrivando a pochi passi dal chiedere se poteva dormire per terra.
    Andato via Gavio, mi rimaneva da smarrire l’indiscussa protagonista della serata, la cuoca imbriacona, che anima tutto e tutti con le sue megaperle. Inizia sfornellando tigelle su tigelle (buone anche se il merito va ai miei fornelli e non alle sue mani ciccione), con un bicchiere di vino che ogni due secondi si va a riempire. Quando si siede a tavola la sua bottiglia è già a metà ma non cede, anzi, inforca il bicchiere per vari giri di “saluttte” e si vanta alla fine di aver svuotato una boccia intera, inconscia del fatto che non regge assolutamente l’alcol e in particoalre il vino prima di mangiare. Si appollaia sul divano stendendosi come una balena arenata e pian pianino si addormenta, svegliandosi solo quando tirata in causa e rispondendo fischi per fiaschi. Indimenticabili i suoi apprezzamenti di stampo pedofilo per “il coso del bambini che è così piiiiiiiccolino e carino” e, da vera democratica bipartisan, di stampo ninfomane per “i vibratori: se ne state parlando posso dire la mia“. Solo per il merito di aver cucinato, e solo per quello, s’è salvata e ha passato l’esame. Curioso l’atteggiamento da padrona di casa: già dalle 9-9,30 parlava come di “casa mia”, e assieme alla sua compagna di pettegolezzo Anna che ha dato una mano in cucina pontificavano su matrimoni, relazioni e convivenze.

    Alla fine son riuscito a smarrire tutti e andare a letto per le 3. Grazie per essere venuti e aver passato una bella serata, ora venite anche a mettere a posto? :-) Alla prossima!

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  • T.Due - Atletic Borgo 7-3

    Già giocare il venerdì sera non è la scelta migliore. Giocare alle 22 peggiora ulteriormente le cose. Se poi il campo di gioco è l’insulsa palestra della Gino Nasi, il quadretto è completo: poca voglia, poca grinta, poche idee. Si incontra il T.Due (all’andata finì con la sconfitta per 10a8 con 8 gol di Matte), squadra che si dimostra ben più in palla rispetto a noi, potendo contare su un paio di giocatori davvero niente male e sull’affiatamento con le ridotte dimensioni del campo.
    La partita praticamente non ha molta storia, si va sotto subito di 3 gol, poi si va avanti facendo una rete a testa fino al 7-3 finale, risultato che in effetti poteva essere più leggero ma anche più pesante, vista l’enorme quantità di legni colpiti da entrambe le squadre. Personalmente continuiamo con la regola del 4: dopo San Cesario e Castelfranco, anche oggi son stati appunto 4 i pali colpiti. Non sto dando colpa alla sfortuna, ci mancherebbe, però sta cosa inizia a stufare.
    Sarebbe buona cose che usassimo anche solo metà dell’energia che usiamo per criticare un nostro compagno per vincere qualche contrasto e fare qualche tiro in più. Ieri sera per qualche tratto della partita sembrava che oguno giocasse per sè.
    Appuntamento martedì alla Pini alle 21.

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